Alice Arduino e la sua L’Aquila

Più se ne parla, più se ne sa. Più se ne sa, meglio è…

Il 6 Aprile del 2009 alle ore 3.32 di mattina una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.3 e dopo pochi secondi un’altra di 5.8 colpiscono la città dell’Aquila. Onna, Paganica San Gregorio sono tra i paesi più colpiti. Le cifre stimate portano ad un bilancio di 308 vittime, 1600 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni.
Il terremoto dell’Aquila è ormai conosciuto. Si è parlato di questo evento nei giornali, in tv, sono stati fatte puntate speciali dedicate alla tragedia, e documentari di ogni tipo, tra cui forse il più noto per lo scalpore suscitato è quello di Sabina Guzzanti “Draquila”.

Io, da semplice cittadina che accende la tv, sono stata travolta da una serie di messaggi, immagini e parole che raccontavano la tragedia. Ancora incredula sull’accaduto, ricordo inviai la candidatura come volontaria. Credo che la storia del terremoto sia andata avanti per diversi mesi, fino a quando, poi, come tutti gli eventi tragici, è iniziato il silenzio stampa e le notizie si sono concentrate su altro.

Il tempo passa, e una mattina di Marzo del 2012, mi sveglio e mi chiedo: “Che ne è stato dell’Aquila?” I giornali non dicono più niente, tanto si è detto, tanto si è fatto che alla fine io, da semplice cittadina, non ho la minima idea di cosa sia ora L’Aquila. La curiosità si dice sia donna, ma non è solo il mio genere a spingermi a investigare e ricercare notizie. Sono una cittadina, una fotografa, e sento quel senso di responsabilità di raccontare con le immagini la verità, di mostrare cosa oggi è L’Aquila, di osservarlo con i miei occhi, senza terze voci o racconti che arrivano dai media. Inizio a prendere contatti con la Protezione Civile del posto, con associazioni di volontariato, fino a quando, dopo 1 mese di mail e telefonate, il 27 Marzo del 2012 parto zaino in spalla e macchina fotografica da sola verso l’Abruzzo.
Lo spettacolo che mi aspetta, neanche me lo immagino.
L’Addetto all’Ufficio Stampa del CSAQ, Marco Travaglini, mi accompagna nella Zona Rossa del centro della città. Il primo impatto è duro. mi ritrovo difronte ad una stradina con a lato case divaricate, aperte, con ancora dentro mobili e oggetti di vita quotidiana. Poso la macchina foto, mi siedo, respiro e mi esce qualche lacrima. Da qui, il senso di responsabilità di dire, raccontare per immagini il mio viaggio. Insieme ai ragazzi della PIVEC – Pronto Intervento Volontari Emergenza Civile e il VAPC – Volontari Abruzzesi Protezione Civile passo 3 giorni immersa tra le macerie, visitando Onna, Paganica e San Gregorio.